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Nata a Olbia, vive e lavora a Sassari. Ha insegnato all'Istituto d'Arte e all'Accademia di Belle Arti di Sassari. Ha fatto parte del Gruppo A, nato negli anni Sessanta attorno alla carismatica figura di Mauro Manca, interessandosi anche di design applicato all'artigianato artistico. Successivamente ha aderito al gruppo LA ROSA, di marca concettuale.
Dal 2001 è presente nei progetti di sperimentazione e ricerca che Casa Falconieri realizza in Italia e in quello che, annualmente, struttura per Estamoa di Madrid.
Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all'estero.
Marcel Gaucher nel suo libro "il disincanto del mondo" postula "il sacro" come la presenza dell'assenza, il luogo emblematico nel quale è possibile sondare più profondamente l'animo umano e dentro il quale è tracciata la mappatura dell'Essere Artista che può essere letta all'interno del suo rapporto con il concetto di sacro e con le forme liturgiche e rituali che ogni fede utilizza nel tempo.
Così, incandescente e palese, lo specchio di mondo interiore riflette i percorsi rituali di Giovanna Secchi.
I campi visivi nei quali opera sono da sempre lo spazio articolato in aggregazioni colte di materie, dove i segni rincorrono percorsi invisibili alla ricerca, dentro la consapevolezza profonda della realtà circostante, di liturgie di trame e orditi e sogni che, l'uso sempre sapiente fra i rapporti progettuali usati e l'opera finita, ne rendono unico il suo lavoro di artista.
Varie sono le sembianze nelle quali l'opera si manifesta attraverso la complicità dei materiali usati che nelle mani dell'Artista si prestano ad essere plasmati in formati e foggie diverse capaci di comporsi in sintonia corale di grandi composizioni dipinte, tessute; oppure per mezzo di un controllo tecnologico del segno graffiato, a lacerare incidendo uno spazio di neolite nera con racconti di lampi bianchi che invadono di segni ordinati a suddividere le immense superfici nere. Ancora si raccontano forme dentro il metallo o la carta in piccoli spazi carichi di pathos dove la deformazione micrometrica dei metalli, le carte sbalzate e forate attraverso segni leggeri e profondi assume, immediata, il valore di gioiello.
Si crea così una magia che privilegia le qualità del "nascosto" che si palesa solo quando il materiale viene plasmato dalla creatività dell'artista che lo forgia allo scopo dei suoi itinerari di poesia.
Il materiale principe nel quale la gestualità poetica dell'Artista, trova la pienezza del suo verso, è in questi ultimi anni diventato una lamina di ottone sottile che precedentemente operato con processi tecnologici restituisce una materia scritta da uno sbalzo-incisione finissimo dove, la luce che gioca con le ombre, costruisce impercettibili variazioni che giungono al cervello nel racconto di una storia senza fine dove il tempo e il segno continuano a percepirsi e svelarsi per poi rifondersi in un mondo inebriante dove, pur fra seriche rotondità e la fugace percezione di essenze e profumi suggeriscono un percorso di identità universale a riscoprire nei segni palesi del sacro quella cifra meditativa del mistero che, da da sempre, è correlata alla vita quotidiana degli uomini.
Tiziano Nove

