La profonda riflessione su terra e territorio, che si è sviluppata in questi anni e che ha rassolto stimoli e contributi da ambiti anche distanti, ha suggerito interessanti opportunità di dibattito e di attraversamento dei diversi confini disciplinari.
In questi anni i mutamenti degli assetti politici internazionali, il problema sentito anche drammaticamente dell'omologazione, il rischio della perdita delle differenze, insieme alla diffusione dei sistemi di comunicazione e al continuo spostamento della frontiera fra naturale e artificiale, ridisegnano continuamente la geografia del mondo e ci costringono a familiarizzare con l'incertezza che contrassegna ormai i concetti di confine e di luogo. Accade così che quell'immagine ferma del territorio che dovremmo percepire, quell'immagine che è presente e forte nella nostra cultura e nella nostra memoria ricca di segni, presenti la sfocatura del provvisorio.
La provvisorietà e quel margine sottile e sfumato di difficile discernimento, invadono i nostri spazi mentali e fisici; anche il corpo diventa luogo di interrogativi continui e profondi, di dolore, di ri-conoscibilità, contenitore di memorie e di ansie, ricerca di significati.
Su questi temi si incentrano le riflessioni degli artisti che per loro sensibilità sono pronti a coglierne la complessità e i significati profondi.
Nel progetto, e nel suo articolarsi attraverso appuntamenti espositivi, entrano quindi oltre le problematiche del segno anche quelle dello spazio e del sistema di relazioni che scaturisce dall'incontro di questi elementi (lo spazio nell'opera, lo spazio per l'opera, lo spazio/opera).
Lo spazio si dilata e assume le connotazioni magiche dei territori del sogno e della memoria, diventa spazio urbano, architettura, architettura per l'arte; diventa quindi fascinoso contenitore di opere, sistema di relazioni emozionali e visisve e diventa progettualità mentale e pratica.
La dimensione resta sperimentale, aperta a mezzi e tecnologiecontemporanee e, se pur nel suo insieme privilegia i linguaggi incisori, apre spazi ai linguaggi video e ai giovani; il confronto, il dialogo dinamico è fra asrtisti sardi, spagnoli, belgi, marocchini, siriani, sudamericani.
I paesi con cui dialoghiamo nella ricerca sono realtà distanti geograficamente ma non intellettualmente, per cui il concetto di confine e di limite, rapportato allo spazio ma anche al corpo, diventa imprevedibile e tutto da reinventare.